Thiene, airshow per il centenario del raid Roma-Tokyo

Per il centenario della storica impresa di Arturo Ferrarin, il raid Roma-Tokyo, l’Aeroporto di Thiene in collaborazione con la Città di Thiene e coadiuvato da DuePunti Eventi, ha organizzato la celebrazione dell’anniversario il 16 e 17 ottobre 2021 presso l’Aeroporto “Arturo Ferrarin”. L’evento chiude il Centenario della trasvolata, dopo oltre un anno di iniziative gestite e organizzate con elasticità a causa della situazione pandemica.

L’impresa di Arturo Ferrarin, una pagina memorabile nella storia dell’aviazione

Tutto ebbe inizio nel 1919 dall’idea del poeta aviatore Gabriele D’Annunzio di effettuare un volo dall’Italia al Giappone, che condivise con Harukichi Shimoi, scrittore nipponico che all’epoca insegnava all’Istituto di Lettere Orientali di Napoli. Il progetto venne accettato dalla Direzione Generale d’Aeronautica che, rispetto a quanto previsto da D’Annunzio, introdusse qualche variazione al programma. Pertanto, fu stabilito che l’impresa sarebbe stata compiuta da due formazioni, la prima di cinque caccia ricognitori SVA 9, la seconda di quattro bombardieri Caproni di diversi modelli, due Ca.450, un Ca.600 e un Ca.900 triplano, pilotati da valorosi aviatori della Grande Guerra.

L’8 gennaio 1920, dall’aeroporto romano di Centocelle, inziarono le partenze dei Caproni, scaglionate tra loro. L’ultimo decollò il 2 febbraio, ma nessuno di questi bombardieri andò oltre la Siria. Le cose non andarono meglio neanche ai cinque SVA che partirono l’11 marzo.

A questo punto entrò in scena Arturo Ferrarin, pilota vicentino che durante il conflitto aveva militato nella 82ª Squadriglia Caccia. L’aviatore, che si era già reso disponibile a partecipare all’impresa, chiese di poter decollare per il Giappone accompagnato da un altro aeroplano.

E fu cosi che il 14 febbraio 1920, alle ore 11:00, con il decollo dei due biplani SVA 9 dal campo di Centocelle, ebbe inizio quello che sarà ricordato negli anni come il raid Roma – Tokyo, primato che verrà conquistato con l’arrivo nella capitale giapponese il 31 maggio 1920 dopo un percorso di oltre 18.000 km in 112 ore di volo.

Gli equipaggi erano formati dai piloti Arturo Ferrarin e Guido Masiero con i rispettivi motoristi Gino Cappannini e Roberto Maretto. Lo SVA, protagonista del leggendario volo su Vienna era un aeroplano di legno e tela, l’abitacolo era aperto e l’equipaggio era quindi esposto al vento e alle intemperie, il radiatore non era adeguato per le alte temperature tropicali mentre il carrello era privo di carenature alle ruote, utili in caso di atterraggio su terreni difficili. Naturalmente a bordo non c’era la radio, la velocità si manteneva sensorialmente e il pilota conduceva la navigazione unicamente con l’ausilio di orologio e bussola.

Dopo uno scalo a Gioia del Colle, Ferrarin e Masiero raggiunsero Valona il 17 febbraio. Salonicco, Aidin, Adalia, Aleppo, Bagdad, Bassora, Bushir, Bandar-Abbas e Ciaubar sono state solo alcune delle prime tappe che videro i protagonisti alle prese con enormi difficoltà. Per motivi tecnici e meteorologici da Adalia i due aviatori continuarono il volo separatamente, per poi ritrovarsi il 2 marzo a Karachi dove Masiero giunse con un volo di 1.100 km. Ancora separati attraversarono l’India, con destinazione Nuova Delhi, dove Ferrarin ruppe l’asse del carrello e Masiero si ribaltò in decollo distruggendo l’aeroplano. Pertanto, Masiero dovette recarsi in treno a Calcutta per recuperare lo SVA accantonato lì come riserva.

Una volta riparato l’aeroplano, Ferrarin e Cappannini proseguirono il volo, direzione Calcutta, dove i due equipaggi si riunirono. Furono coì raggiunte Rangoon, Bangkok, Ubon, Hanoi e Canton. In quest’ultima tappa Ferrarin non ebbe problemi, mentre Masiero investì un albero distruggendo il velivolo che sostituì con un secondo SVA di scorta, questa volta immagazzinato a Shanghai, che raggiunse in nave.

Ferrarin e Capannini continuarono il volo da soli e, dopo una settimana di festeggiamenti ricevuti a Shanghai, l’8 maggio raggiunsero Tsingtao, poi il giorno 24 Pechino, dove anche qui l’accoglienza fu straordinaria, ed infine Seoul dove si riunirono con l’equipaggio di Masiero. Il volo proseguì insieme e, dopo una breve sosta a Osaka, il 31 maggio i due SVA giunsero a Tokyo; prima Masiero e circa un’ora dopo Ferrarin.

Sull’Ala Tricolore i piloti italiani portarono al Popolo del Sole Levante il caldo saluto del Popolo d’Italia

Questo il messaggio che riportava una cartolina di propaganda realizzata per il volo Roma Tokyo

Ad attenderli c’erano 200.000 persone giunte per vedere i primi aeroplani arrivati in volo dall’Europa. Per celebrare l’impresa furono decretati 42 giorni di festeggiamenti, culminati con il ricevimento ufficiale degli aviatori italiani a Palazzo Imperiale.

Il raid Roma-Tokyo fu un’impresa eccezionale, considerati i tempi ed il notevole contributo dato al progresso del volo. 

Oltre al successo di piloti d’eccezione come Ferrarin e Masiero, l’impresa ha anche rappresentato l’affermazione dell’industria aeronautica italiana, essendo di ideazione italiana il velivolo SVA ed il motore SPA, così come completamente italiani erano i materiali, dalla tela delle ali all’ultimo bullone. 

A ricordo di questo volo da record, lo SVA di Ferrarin fu collocato nel Museo Imperiale delle Armi a Osaka, purtroppo andato completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale.  

L’evento – Airshow per i 100 anni del Raid Roma Tokyo

L’ultimo della serie di eventi realizzati per celebrare l’anniversario, iniziati nel 2019 con un corso di cultura aeronautica svolto in collaborazione con l’Aeronautica Militare, è stato un Airshow, il modo migliore per celebrare un’impresa rimasta nella storia.

L’aeroporto di Thiene nel weekend del 16 e 17 è stato il perfetto scenario per le esibizioni di velivoli acrobatici, velivoli storici e velivoli militari di vari tipi, culminando con l’esibizione di quella che è oggi la rappresentazione nel mondo del nostro Paese, le Frecce Tricolori. Così come nel 1920 Ferrarin e Masiero hanno portato fino in oriente la rappresentazione dell’industria aeronautica Italiana, così fanno nel mondo, da sessant’anni, i velivoli della Pattuglia Acrobatica Nazionale, simbolo di italianità e senso di appartenenza, ma anche dei valori e della professionalità di tutte le Forze Armate, nonché l’espressione delle capacità dell’industria nazionale e di tutto il Sistema Paese.

Tra i partecipanti all’evento a Thiene l’elicottero HH139 del 15° Stormo dell’Aeronautica militare Italiana che, come ci hanno abituato in tanti airshow degli scorsi anni, ha aperto la manifestazione mostrando le sue caratteristiche, la sua manovrabilità e l’abilità del suo equipaggio durante una dimostrazione di Search and Rescue.

Ci hanno portato con un salto nel passato due velivoli della Fondazione Jonathan Collection , uno SPAD e un Fokker DR.1, che hanno simulato un combattimento aereo come quelli di cento anni fa, epoca nella quale Ferrarin e Masiero compivano la loro celebre impresa.

Non sono mancati gli aerei acrobatici, con la presenza di Andrea Pesenato e Guido Racciopoli, rispettivamente con un CAP231 e un Sukhoi 31. Acrobazia diversa, in formazione, per il Team Yakitalia, esibitosi con 3 velivoli Yak52.

Ad emozionare il pubblico anche Luca Bertossio, pluri campione del mondo di acrobazia in aliante, che ha tenuto tutti con il naso all’insù per l’intera durata del display, a bordo del suo Swift S1, in un mix di eleganza e precisione.

L’apporto dell’Aeronautica Militare non è mancato, oltre all’HH139 la Forza Armata ha portato infatti 4 SIAI208 del 60° stormo (con livrea commemorativa del raid Roma Tokyo) e quattro velivoli del 51° Stormo, due Eurofighter e due AMX , terminando con le tanto attese Frecce Tricolori.

Novità nel panorama degli aerei storici italiani e prima comparizione al pubblico per il Sea Fury D-CRZY, che ha fatto sentire i 2500 Cv del suo motore Bristol Centaurus XVIIC con diversi passaggi, lasciando a bocca a aperta tutti i presenti. La storia di questo Sea Fury inizia nel 1947 con le insegne della Royal Navy, per poi passare all’Aviazione Irakena nel 1952 . Acquistato nel 2018 da Stefano Landi, il Sea Fury D-CRZY è stato completamente revisionato e perfettamente rimesso in condizioni di volo dalla ditta tedesca specializzata nel ricondizionamento e restauro di aerei storici Meier Motors. Primo e unico Sea Fury basato in Italia, è attualmente basato a Ravenna. (Per maggiori informazioni e per la storia di questo affascinante aereo suggeriamo la lettura dell’articolo di Extra Reports cliccando qui).

Una nota però va fatta. Tra tutti i velivoli partecipanti, dove sono state presenti varie categorie e anche grandi campioni (come il neo campione di Acrobazia aerea a motore Andrea Pesenato e il campione di acrobazia in aliante Luca Bertossio) è mancata l’espressione del volo ultraleggero. Perchè non celebrare un raid rimasto alla storia come quello di Ferrarin e Masiero con la partecipazione anche di piloti che, in epoca moderna, hanno scelto di tentare imprese di questo tipo, con le dovute proporzioni di mezzi e tecnologia? Nel panorama Italiano vantiamo piloti come Roberto Bisa e Alberto Porto . Piloti che di trasvolate ne hanno fatte e che, secondo me e secondo molti, sarebbero potuti essere invitati per celebrare a pieno questo Raid storico.

L’evento è stato comunque un grande successo e come sempre…lasciamo parlare le foto!

Fonte paragrafo “L’impresa di Arturo Ferrarin, una pagina memorabile nella storia dell’aviazione” : Ufficio Generale del Capo di SMA

Author: Luca Ocretti

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