Dallo sbarco sulla luna a space x – evoluzione dei razzi spaziali

Il genere umano ha sempre voluto spingersi oltre le frontiere naturali, basti pensare a Colombo che si spinse “oltre i confini del mondo”, oppure ai fratelli Wright che riuscirono a creare qualcosa che contrastasse la forza di gravità.

Questa voglia di “andare oltre” spinse l’uomo oltre i confini della terra, arrivando ad atterrare sulla Luna nel Luglio del 1969. Ma come siamo riusciti a creare un oggetto che possa spingerci oltre le frontiere terrestri?
Per molti secoli il principio di un razzo rimase lo stesso che avevano inventato i Cinesi all’inizio del nuovo millennio, ovvero quello i utilizzare la polvere da sparo come combustibile per sparare in aria dei petardi che servivano a disorientare e spaventare i nemici. Questo metodo funzionava, finché non si iniziò a puntare sempre più in alto, fino allo spazio, ovvero ad un ambiente in cui non c’è atmosfera e quindi comburente.

A seguito degli studi su questo argomento, fatti dal professore di matematica russo Konstantin Ciolkovskij, il primo razzo a propellente liquido si ebbe nel 1929 e fu opera di un americano, Robert Goddard. Da lì in poi ci fu una crescita esponenziale dei razzi con il maggiore sviluppo durante la Seconda Guerra Mondiale.

I nazisti infatti volevano sviluppare un razzo bellico che potesse attaccare l’isola Britannica partendo da suolo Tedesco. I progetti che ebbero maggiore successo furono quelli delle bombe V1 e V2. Nello specifico, il missile V2, fu il precursore di tutti i missili balistici. Con le pareti dei serbatoi interni che coincidevano con la fusoliera per gestire al meglio lo spazio e con oltre 800 kg di potenziale bellico (tritolo e nitrato di ammonio) poteva percorrere oltre 300 km

Juri Gagarin

Con la fine della guerra iniziò il periodo della corsa allo spazio. I primi a sviluppare un vettore in grado di mandare un carico utile nello spazio furono i Russi che nel 1957 lanciarono il vettore Semërka con a bordo il primo satellite artificiale: lo Sputnik 1. Poco più tardi, sempre dall’ Unione Sovietica venne lanciato anche il primo uomo in orbita intorno alla Terra: Yuri Gagarin.

In tutto questo trambusto dovuto alla fine della guerra gli americani riuscirono ad accaparrarsi un personaggio di spicco nell’ambito della missilistica, Wernher von Braun. Von Braun era il progettista del  V2 e gli fu assegnato l’incarico di progettare un vettore che potesse portare l’uomo sulla Luna. Creò inizialmente il programma Mercury, in grado di portare due uomini in orbita stazionaria intorno alla Terra, e successivamente fu pioniere del programma Apollo e del famoso razzo Saturn V che portò gli americani sulla Luna nel luglio del 1969.

Sojuz in decollo- foto ESA

I russi, a seguito di questa memorabile impresa a “stelle e strisce” decisero di ribattere mandando in orbita nel 1971 la stazione spaziale Saljut 1, impresa  diversa da tutte le altre in quanto si trattava di portare in orbita un carico di gran lunga maggiore rispetto ai classici satelliti. Per farlo i russi riprogettarono il vettore Sojuz prodotto nel 1966, che a seguito di diverse modifiche nel corso degli anni ha mantenuto lo stesso principio di funzionamento fino ai giorni nostri.

Mentre i Russi mandavano in orbita la loro stazione spaziale, gli americani progettarono però quella che diventerà l’emblema delle navette spaziali: lo Space Shuttle.

Questo particolare vettore aveva la particolarità di essere quasi totalmente riutilizzabile, infatti sia i booster laterali che il serbatoio centrale ricadevano

Shuttle in decollo-foto NASA

nell’atmosfera e venivano recuperati per essere poi rimontati. Il programma Space Shuttle fu un successo (portò in orbita la ISS e altri telescopi come Hubble), ma fu anche un grosso fallimento. La Nasa aveva calcolato, inizialmente, un costo di circa 100 milioni di dollari a lancio, peccato che nella realtà i costi erano di 5/6 volte quelli programmati e la manutenzione era molto lunga e complicata. Visti i costi di mantenimento e visti anche i due incidenti avvenuti, lo Space Shuttle fece il suo ultimo volo nel 2011, con la missione STS-135.

A questo punto sorse un grosso problema: la Nasa non aveva progettato nessun’altro vettore per lanci

Falcon 9 in decollo – foto NASA

spaziali, quindi si decise di collaborare con la Russia utilizzando il vettore Sojuz (lo stesso del 1966 solo modernizzato) per portare gli astronauti di tutto il mondo sulla Stazione Spaziale Internazionale.
In questi ultimi anni c’è stata una vera e propria rivoluzione dal punto di vista spaziale in quanto anche le aziende private hanno iniziato a progettare e costruire razzi, puntando sempre di più sul fatto di poterli riutilizzare. La prima ad aver ricevuto la certificazione da parte della Nasa per portare equipaggio sulla ISS è stata la Space X di Elon Musk, la quale, grazie al razzo Falcon 9, ha portato due astronauti sulla Stazione Spaziale in modo del tutto autonomo e automatico.

 

AUTORE: Alessandro Gattullo

Author: Luca Ocretti

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